|
L’alcolismo in campo femminile non è approvato socialmente ecco perché è confinato nel profondo e di conseguenza non è facile da analizzare. Nella donna, l’abuso di alcol può essere determinato soprattutto da una motivazione psicologica, legata spesso al ruolo sessuale e alle funzioni fisiologiche mentre nell'uomo da fattori socioculturali e dalla consuetudine. I bisogni a cui è sottoposta la donna attuale sono in conflitto con quelli antichi del ruolo femminile e ciò può creare ostilità, insoddisfazioni, senso di incapacità e, a col tempo influire sull'uso di alcol. La donna approda all’etilismo più tardi dell'uomo; la quarta decade si considera il periodo a maggior rischio perché è un’età in cui la donna può smarrire i ruoli e le speranze con più facilità. La donna preferisce bere da sola, nascondendosi e l'alcolismo può rappresentare il rifiuto per il proprio ruolo matrimoniale, una reazione esagerata a situazioni intollerabili o alla menopausa vissuta come un segno di inevitabile declino.
L’organismo femminile è più vulnerabile nei confronti dell'alcol rispetto all’uomo ecco perché la donna impiega minor tempo per diventare un alcolista. Le donne inclini all'alcol durante la gravidanza e quelle che hanno abusato di alcol prima della gestazione determinano gravi problemi di salute al bambino che deve nascere; difatti anche limitate quantità di alcol possono avere effetti pericolosi. I danni maggiori per il feto sono determinati durante i primi 3 mesi di gravidanza, spesso il bambino rischia di morire e se sopravvive, deve essere seguito con particolare attenzione nel suo sviluppo fisico, motorio e psichico. Il nascituro, che spesso nasce con difficoltà e prematuro, può essere colpito da malformazioni, da un ritardo mentale congenito, da una forma di sindrome di Down con una frequenza piuttosto elevata.
L’alcol ingerito da una donna etilista si distribuisce velocemente dal sangue alla ghiandola mammaria e quindi l'allattamento al seno provoca nel bambino un'intossicazione.
La terapia è essenziale per la donna che beve, perciò il marito, superato il primo periodo di negazione del problema e di vergogna, deve rivolgersi a un medico o a un'equipe specializzata per chiedere l'aiuto necessario a superare la situazione. Spesso la donna quando non vuole smettere di bere, risponde con crisi depressive, con promesse immature non mantenute e con ricadute.
Nella cura dell’alcolismo non esistono garanzie assolute, cure semplici e di sicuro valide; per combattere questo fenomeno in modo valido e concreto e tramite tutti i mezzi curativi utilizzabili è fondamentale conoscerlo e agire tempestivamente rivolgendosi ad uno specialista. Gli interventi terapeutici variano a seconda dei soggetti.
Postato il 25 ottobre 2005 @ 20:23:45 di asat |